triatleta

David Colgan

Triatleta

Da quale disciplina sportiva provieni, e come ti sei appassionato al Triathlon?

Ho iniziato a praticare sport da molto piccolo e per i miei genitori non dev’essere stato facile perché ogni sera avevo un corso diverso! tennis, judo, calcio, basket. Il Natale del 90 a 9 anni mi fecero trovare sotto l’albero una bici da corsa nuova fiammante (mio padre è un grande appassionato) e quella fu la svolta, abbandonai gli altri sport e mi dedicai alle due ruote, passione che ho portato poi avanti per 13 anni passando di categoria in categoria fino agli ultimi anni da Elite/Under 23 quando l’impegno era da vero professionista con oltre 90 gare su strada, 7 giri a tappe e più di 25.000 km all’anno.

Fra nuoto, bici e corsa, quale disciplina è più dura per te? E quale ti riesce più facile e naturale?

Sicuramente la più dura per me è il nuoto in quanto è quella che pratico solo da un paio di anni e che richiede una tecnica ed un’acquaticità che se acquisita da piccolo ti permette di risparmiare molte energie e di andare veloce. Oltre a questo c’è una buona componente psicologica che va considerata, ovvero il nuoto in acque libere (lago o mare) che richiede molta pratica.

Qual è la cosa che ritieni più importante nella corsa?

Ritengo sia molto importante l’efficienza di corsa, ovvero saper riuscire a utilizzare in modo ottimale l’energia elastica in fase di spinta mantenendo il movimento. Questo ti permette di spendere meno energie e di migliorare la prestazione.

Hai delle routine che segui ogni giorno?

Come routine alterno sedute a ritmo lento a sedute in cui inserisco variazioni di ritmo e ripetute sul breve. A fine allenamento aggiungo sempre una serie di esercizi tecnica che ho imparato frequentando piste di atletica.

Che tipo di ambiente di gara hai trovato ai campionati del mondo di Ironman e in quale gara hai ottenuto la qualifica?

L’isola di Kona – Hawaii nella quale si disputa il mondiale di Ironman ha un clima tremendamente caldo umido con venti sempre molto forti soprattutto nella parte in bici in cui si percorre la famosissima strada Queen K che attraversa un deserto lavico fino al giro di boa nel paesino di Hawi e ritorno. Penso che sia proprio per questo e per l’atmosfera magica che si respira, che tutto diventa epico e che ogni triatleta subisca una sorta di effetto calamita verso quest’isola, così difficile da raggiungere in quanto invitati solo su qualificazione. Io questa qualifica l’ho ottenuta a Settembre 2016 all’Ironman Mallorca – Spagna con un tempo di 9h09min, 32esimo tempo assoluto e quinto di categoria, dandomi accesso al tanto ricercato “slot”.

Come fare a gestire fisicamente e mentalmente gare lunghe e dure come l’Ironman?

Penso che l’endurance sia una caratteristica fisica e mentale difficile da replicare se non si è portati a sostenere molta fatica e sacrificio, che col tempo diventa un vero e proprio stile di vita. La gestione di una gara come un Ironman non lascia nulla al caso e parte da una preparazione metodica (coach, nutrizione, massaggi) che parte molto prima rispetto alla gara, parliamo di 6-8 mesi nel quale il fisico viene “stimolato” a sostenere questo tipo di fatica, sia come volume che come intensità. Rimane il fattore psicologico che risulta a mio avviso importantissimo perché la realtà e che non ci si sente mai abbastanza pronti per sostenere questo tipo di sforzo.. ed è questo il suo bello!

Come ti sei preparato?

Come la maggior parte dei non professionisti, cercando di ottimizzare incastrando allenamenti all’interno della mia vita, ovvero un lavoro impegnativo che mi occupa 9 ore al giorno e della famiglia. Proprio per questo risulta importante affidarsi a specialisti che riescano a “cucire” su di te un programma che possa equilibrare le 3 discipline, gare di avvicinamento, test di condizione ed il giusto recupero…

Parlaci di come è andata la gara rispetto alle tue aspettative

Tendenzialmente di carattere tendo a pormi obiettivi sempre molto alti ma pur sempre raggiungibili per quella che è la mia scala di valutazione. Sapevo delle difficoltà e delle insidie che poteva dare quest’isola ed al mio primo Mondiale così è stato. Ho sofferto il nuoto in mare a causa dell’affollamento e delle correnti, il caldo umido ed una nausea che mi ha tormentato per 3/4 del percorso bici svuotandomi le gambe ma nonostante tutto questo posso ritenermi contento perché sono riuscito a gestire queste crisi modulando lo sforzo e gustandomi ogni istante di questa gara così dura ma stupenda, ed all’arrivo ho abbracciato la mia ragazza Debora ed i miei genitori che hanno percorso quest’avventura sempre al mio fianco!

Come ti hanno aiutato le solette Ares

In fase di avvicinamento alla gara, quindi nei mesi di preparazione e di avvicinamento aiutandomi nel recupero muscolare tra una seduta e l’altra. A parità di sforzo ho potuto notare che le solette riescono ad assorbire una parte dell’impatto e per un atleta come me, vicino agli 80kg, vuol dire tanto. Assorbendo l’impatto ti viene restituita una buona energia elastica che ti permette di migliorare la tua efficienza. Nel corso dell’Ironman questo mi ha permesso di ottenere un buon ritorno di energia pur avendo gambe già molto stanche e rigide con principi di crampi sia a quadricipiti che adduttori. Sono riuscito a chiudere la maratona in 3h30min, sicuramente non il mio miglior tempo ma viste le condizioni posso dire di aver fatto una buona maratona… e questo credo sia merito anche di Ares.

Un abbraccio ed alla prossima avventura!!!!! Sempre con Ares…

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