NIKE ZOOM PEGASUS 35 vs BROOKS LAUNCH 5 vs NEW BALANCE 890 V6

ovvero “I Tre Porcellini”

ovvero “Come dimostrare che anche il porcellino scemo ha il suo perché” 

(ATTENZIONE: scarpe neutre. No pronatori please)

Il primo fece la casa di paglia, il secondo di legno e il terzo di mattoni.


Il lupo fece secchi i primi due.

E il terzo fece secco il lupo.


A parte il primo porcellino che sicuramente era il meno sveglio dei tre, rimango abbastanza stupefatto di come la casa eco-friendly del secondo porcellino ne esca così malconcia.

A mio figlio ho dovuto spiegare che adesso sarebbe il secondo porcellino ad uscirne vincitore a livello sociale (con un lupo meno stronzo, si intende).

Si parlava di scarpe però. 

Analizziamo la situazione: abbiamo 3 di quelle che fino a qualche anno fa si sarebbero chiamate A2 o intermedie… e adesso non si capisce più come chiamarle: 

“ammortizzate leggere”?… son tutte così ormai…

”Da-allenamento-ma-se-le-vuoi-mettere-in-gara-vanno-comunque-bene”? Sì, ma mi sembra un filo scomoda come definizione.


Brooks ha coniato l’appellativo “Energize”, che attualmente credo renda l’idea meglio di altro.

Se adesso però non faccio un paragone col porcellino scemo mi salta la recensione.

Eccolo.


IL PRIMO PORCELLINO

La Launch


Gran scarpa, sia chiaro.

Indosso Launch dal primo bruttarello ma super-concreto modello.

Ne ho passate più di 10 paia. D’altronde ho detto che il primo porcellino mancava in intelligenza, non che aveva altri particolari difetti.

E questa ultima edizione di Launch mantiene alto un concetto che non esalta doti particolari di ingegno.

Why?

Because DURA POCO.

300/350 km e avrete una scarpa che avrà perso ogni dote iniziale.

Quindi non so in quanto tempo riuscite a fare quella distanza in allenamento, fatto sta che è molto meno dei km che dovrebbe permettervi di affrontare una scarpa con quelle caratteristiche.

Quindi il porcellino scemo fondamentalmente non è la Launch bensì chi continua ad investire denaro ripagando questa precisa scelta commerciale di Brooks invece di scegliere altro.


E PURTROPPO IO SONO IL PRIMO DELLA LISTA… Spiego perché.

Questa calzatura da “fresca” è uno spettacolo, lo è sempre stato (a parte Launch 3 forse, che rispetto alle prime 2 era più pesante e meno responsiva).

Launch punta su un prezzo più contenuto e alle doti che servono: fasciante, avampiede spazioso, tendine d’achille avvolto in una spugna morbida e confortevole, ammortizzata e protettiva se vai in relax e “viva” se cominci a spingere.

Una scarpa da 4’ al km. È la scarpa più “da 4’ al km” che conosco.

Un drop ad hoc: 9,8mm sulle mie per esempio. Un peso altrettanto azzeccato per l’uso che se ne richiede: 288 gr il 10,5 US.


I chilometri però la segnano. Più stai sopra a quella mescola più tende a perdere il proprio smalto.

È la classica bellissima ragazza che dopo sposata si trasforma in tua suocera.

Mettiamola così: la scarpa puoi cambiarla… (suocere/ragazze non offendetevi, si scherza. È un discorso valido anche per i mariti/uomini).


La cosa positiva è che il mercato delle Launch è sempre piuttosto sveglio (w i porcellini scemi!), si trovano in giro a prezzi super scontati, soprattutto i modelli più vecchi.

Non scorderò mai un mega acquisto che feci ad una gara… due paia a 39 euro. Una meraviglia. 

Ecco: diciamo che il rapporto qualità prezzo è dalla sua parte. Una mano al cuore, una al portafogli e Launch ai piedi.


IL SECONDO PORCELLINO

La Pegasus 35


La scelta 2.0, quella “smart”. E qui NIKE ha dimostrato di usare la testa alla grande.

Ciò che rendeva il precedente modello, la 34, in pratica peggiore della 33, era un feeling parzialmente “modificato” che formalmente si esplicava nella concessione di 3 maledetti millimetri in lunghezza (in punta) a discapito di 3 maledetti millimetri in larghezza (in pianta). Per il resto i 2 modelli non erano diversi.

Nota bene: parlo per quelli che si erano trovati bene con la 33 e la 34 l’avrebbero tirata contro un muro, e ce ne sono tanti.


Non ci credete? Facciamo parlare i fatti: Pegasus 34 nei ranking di vendite ha perso punti rispetto al modello precedente (senza fare poco onorevoli cifre)… e questi, per un colosso come Nike, sono cazzi acidi da sistemare SUBITO, perché come dice Zio Paperone: “i conti son da far quadrare, nipote!”.

Ecco allora la toppa: il modello 35.

Stesse caratteristiche fisiologiche, stessa categoria “energize” (mi scuserà NIKE per il prestito da BROOKS), impatto totalmente differente.


Non credo ci siano piedi in grado di trovarsi realmente male in questo modello, che, a parte riequilibrare i millimetri nelle dimensioni lunghezza/larghezza (un modo facile per scoprirlo? sovrapponete le solette di 33, 34 e 35, noterete la completa uguaglianza di 33 e 35 mentre 34 sarà un filo differente in punta), ha modificato il numero di agganci dei cavi flywire… da 5 a 4, copiando da Isofit di Saucony.

Questo in termini pratici significa un abbraccio più performante a livello del mesopiede che aiuta una flessione più naturale in rullata.

Cuscinetto Zoom distribuito su tutto il piede (ma questo dice poco perché ormai è così dalla 33).


Altra furbata: il tallone. Conchetta un filo più rigida e a punta, ma mentre prima la spugna avvolgeva il tallone fino ad inizio tendine d’Achille, adesso, a dispetto di una forma più allungata del collare di contenimento, il tendine rimane completamente libero. Quindi meno frizione in quel punto.

Drop: 9,7mm (misurato da me), quindi come Launch. Peso: 278 gr il 10,5 US.

Durata: dopo 450 km feeling leggermente deteriorato. Temo non andrà oltre i 500. Però siamo sopra la Launch di almeno un centinaio abbondante di km, il che cambia la faccenda.


E correndoci? In cosa si differenzia la 35 dai modelli precedenti e dalla Launch stessa?

È più secca.

Se vogliamo vedere il piatto completo, NIKE ha “aperto” questo segmento di ammortizzate leggere fondamentalmente a due scelte:

EPIC REACT è per un pubblico che ama una risposta pronta ma morbida. Della serie “OK, ci faccio anche un lungo”.

PEGASUS 35 è per un pubblico che si trova meglio con una risposta, come detto, più secca.

Sottolineo anche in questo post la completa inutilità di ODISSEY REACT. Che, a conti fatti, non è che una EPIC senza il feeling del Flyknit (che è il suo bello). Amici e amiche… datemi retta…. o EPIC o PEGASUS, ha più senso in generale (a meno che non troviate un ottimo prezzo su Odissey, allora ok).


Ma torniamo al porcellino in questione: dovessi paragonare la corsa con Pegasus 35 direi, sempre stando in NIKE, che come feeling è più verso una ELITE, cioè il modello appena più leggero della Pegasus… Quindi non la consiglierei per lavori lunghi se non proprio ai più leggeri che amano questo tipo di risposta dalla calzatura.

Se Launch è la scarpa ideale da 4’ al km, con questa potete scendere ancora un po’. In questo senso, in alcuni precisi momenti della rullata, soprattutto a livello di risposta sotto i 4’, mi ha ricordato anche la New Balance Zante.

Stessa sensazione di libertà nel mesopiede, un feeling naturale di spinta.

Attenzione però: stiamo parlando di scarpe in grado di donare un buon range di emozioni dai 4’40” in giù… quindi non delle “all around” ma comunque per un vasto pubblico.


Ho parlato di New Balance… e allora chiudiamo con l’ultimo porcellino.


IL TERZO PORCELLINO

La 890 V6

La più tecnica delle tre. Questa è l’emblema della categoria.

Hitler esaltava la purezza della razza. Ecco, questa è una “A2 pura”, la scelta classica, la casa di mattoni.

Scarpa consigliata per allenamenti veloci o Beta Run non troppo lunghe (non sapete cos’è la Beta Run??? Leggete QUI).

Non che anche le altre non lo siano. Ma mentre con le altre si può fare ANCHE altro… qui è più difficile.


Non ci fai un lungo tranquillo per intenderci, a meno che tu non sia leggero come una piuma oppure ti piaccia sentire male alle gambe i giorni successivi.

Non ci fai corsa facile perché questa scarpa invita la spinta. Non conviene proprio indossarle per allenamenti lenti.

Entriamo nei particolari: solita calzata New Balance senza cuciture, nessuna frizione.

Qua non ci sono isofit o flywire ma il piede è comunque ottimamente avvolto, a testimonianza che le finezze aiutano ma non sono indispensabili.


Giratele: all’interno della suola, in zona meso/avanpiede, sono ben visibili 2 strisce/asticelle in poliuretano termo-plastico (TPU), un materiale che di solito ha largo uso nel settore dei nastri trasportatori.

Questo materiale ha una risposta molto elastica ed è una delle repliche possibili alla domanda “ma per aiutare la propulsione possiamo usare solo il carbonio?”.

Risultato? Spingono. Però non ci mettiamo qui col bilancino a vedere chi è quella che spinge di più.

Se volete spinta dovete allenare la risposta elastica della vostra corsa e non contare troppo sulla scarpa.


La mescola è in REV LITE, il materiale “energize” di NB. Stabile e responsivo al punto giusto, usato per tutta la (sembra) defunta linea Vazee, che adesso per scelta societaria si chiama FuelCore… e per qualche altra scarpa veloce (1400, 1500).

Drop: 6,2mm (misurato da me). Peso: 274 gr. il 10,5 US.

Durata: forse quella maggiore. 500 km pieni ve li garantiscono.

Chevvedevo di… Ottima scarpa.


È ovvio che il drop più basso invita una riflessione sul mantenimento della salute del vostro achilleo.

Lo spostamento del baricentro un filo più avanti conviene il rischio?
Me lo posso permettere fisicamente?
La risposta è sì? Procedete pure.

Avete dubbi seri e/o soffrite spesso di problematiche in quella zona e/o ai polpacci?
Alt. Pensateci dalle 15 alle 65 volte prima di puntare dritto questo modello.
Un drop più alto potrebbe salvarvi la vita.

Questione di preferenze, bisogni, gusti.
Ma anche di testa sulle spalle.


AND NOW…


Finale VEGAN: adesso che ne ho descritto le fattezze non posso consigliarvi un porcellino piuttosto che un altro perché in tavola, arrostiti bene e con un bel limone in bocca, fan tutti la stessa figura. Poi a uno piace di più condito col timo, ad un altro con l’origano e l’aglio… un altro lo vuole più cotto e uno meno. Infilate quella forchetta e poi mi dite.

Persi per sempre i vegani dalle mie recensioni.


Finale EDILIZIO: abbiamo così dimostrato che anche le case di paglia hanno un loro perché. Il legno sembra essere la scelta più smart, ma se vi interessa una rendita sicura col più classico mattone avrete buoni risultati.


Finale PERSONALE: io le uso tutte e 3.

Questo perché ho un problema con le scarpe che, quando non me le regalano, si realizza in atti compulsivi di acquisto.

È una roba brutta, che porta armadietti pieni, mogli incazzate e profondi sensi di colpa.

Aiutatemi se potete.

Anzi no. Siate come me. Voglio leggere il problema nei vostri occhi. Solo così mi sentirò meglio. E i commercianti di articoli sportivi mi ringrazieranno regalandomi scarpe.


Pace e amore.

Alla prossima,

D.

Tecnico Federazione Italiana Atletica Leggera. Tecnico Federazione Italiana Triathlon. Personal Trainer specializzato nel fondo e mezzofondo. Studioso di fisiologia del corpo umano e dello Sport

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