Esiste un'allergia da sport?

Daniele Lucchi
06 Jun 2018

 Sì.

Ma fortunatamente non è molto frequente.
È anche vero purtroppo che nella maggioranza dei casi non viene riconosciuta.

Partiamo dall’inizio: dall’istamina.

L’istamina è una sostanza azotata che interviene in tanti processi all’interno del nostro corpo: risposte infiammatorie di vario genere, diversi processi digestivi, neurotrasmissione a livello cerebrale.

Non è presente solo nel corpo umano ma anche in quello degli animali e dei vegetali e in tanti alimenti: per esempio nel formaggio, nel vino, nel pesce, nella frutta e nella verdura.

Evitando di spiegare i complessi processi chimici in cui è coinvolta all’interno del nostro corpo, mi limiterò a specificare che piccole quantità di questa molecola nella maggior parte dei casi non danno alcun problema.

Esistono però alcune persone che hanno reazioni particolari anche a livelli bassi di questa sostanza.
Queste persone sono dette sensibili.
In base al grado di sensibilità essi si possono definire intolleranti o, peggio, allergici
In alcuni, per fortuna rarissimi casi, questa sostanza può procurare vere e proprie reazioni anafilattiche.

Cosa fa “arrabbiare” questa molecola? Una serie infinita di cosiddetti allergeni: pollini, muffe, acari, animali domestici, frutti di mare, cibo di vario genere, farmaci e chi più ne ha più ne metta.

E lo sport? Qui viene il bello.

Diciamo che è stato dimostrato che in tantissimi casi lo sport funziona da amplificatore. Questo perché l’esercizio fisico, soprattutto se intenso, provoca un significativo aumento dell’istamina basale, quindi se un soggetto è già sensibile all’istamina, ecco che scatta una reazione di qualche tipo: rush cutanei, leggere orticarie e così via.

Se poi a questo si aggiunge una precedente ingestione di un cibo “fastidioso" per il nostro sistema immunitario (tipo uno di quelli elencati prima) oppure la presenza nell’aria di un qualche tipo di polline a noi nocivo, ecco che la frittata si allarga e dopo pochi minuti di corsa siamo già da buttare. 

L’anafilassi da sforzo negli ultimi anni è aumentata abbastanza prepotentemente proprio a causa della propensione generalizzata a praticare attività fisica prolungata.

Gli studi più recenti dimostrano che gli sport responsabili di questa noiosa patologia sono quelli che implicano sforzi importanti: triathlon, ciclismo, corsa, sci di fondo, pallacanestro, tennis, etc.
È ovvio che i soggetti particolarmente portati all’insorgenza di queste problematiche (leggasi “questione genetica”) possono incorrerci anche solo facendo le scale.

Razionalmente non si può incolpare solo lo sport per l’aumentata veicolazione di queste problematiche, altri aiuti importanti arrivano dall'utilizzo smisurato di farmaci anti-infiammatori non steroidei, dall’abuso di alcolici e da fattori anche più particolari: per esempio dalle temperature troppo alte o troppo basse, da una umidità esagerata, addirittura anche la fase ovulatoria/pre-mestruale nella donna può essere un veicolo amplificante.

I sintomi della anafilassi da sforzo? Vari.
Da semplici vampate di calore a chiazze sul corpo, dal mal di testa al prurito generalizzato, fino alla stanchezza vera e propria, una sensazione di affaticamento quasi improvviso.


"Va beh Daniele… Succede. In fin dei conti non possiamo farci nulla”.

Questo è più o meno quello che è normale pensare a questo punto.

Invece no.
Da tutta questa pappardella c’è un insegnamento che possiamo trarre.

L’attività fisica portata all’estremo porta il nostro corpo a non lavorare bene, ad allontanarsi dalle proprie potenzialità e dai possibili risultati ottenibili.
Sarebbe da ottusi non accorgersene.

Dobbiamo ascoltarci. Imparare a farlo.
Perché essere sordi con noi stessi è forse il peggior danno che possiamo covare.

Se vuoi affrontare nella miglior forma fisica tutti i tuoi allenamenti, qui trovi qualche utile e semplice suggerimento da mettere in pratica da subito. 

Alla prossima.

D.

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